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12 giugno 2008
E' TEMPO DI DECIDERE. IL PD SIAMO NOI
 

E’ tempo di decidere. Il PD siamo noi.

All’indomani delle primarie di ottobre 2005, che hanno visto la mobilitazione di oltre 4,5 milioni di elettori dell’Unione, si era determinato in Italia un entusiasmo che nei sondaggi di novembre vedevano la coalizione guidata da Romano PRODI con un potenziale di elettori da prevedere una grande vittoria alle elezioni del 2006. E poi? Poi sono cominciate le schermaglie tra i diversi leader dei partiti della coalizione. Prodi diceva una cosa, la Margherita lo smentiva, i DS avanzavano dei distinguo, i Comunisti Italiani mettevano i puntini sulle i e via elencando fino alla definizione di un programma, che non era un programma, ma 287 pagine di equilibrismi. Tutto ciò ha prodotto un tale marasma che le elezioni sono finite come tutti sappiamo. Abbiamo pareggiato. Non sto a riepilogare il resto, è storia. Mi interessava, però, fare questa premessa per cercare di riflettere su quanto sta succedendo oggi, e sul fatto che la storia non ci insegna mai niente. O meglio: ci insegna delle cose, ma non le impariamo. Quello che sta avvenendo, oggi, all’interno del PD assomiglia molto a film già visti. Abbiamo costituito il Partito Democratico, abbiamo eletto un leader, non riusciamo a costruire un partito. Perché?

Perché non si vuole ridare voce al popolo delle primarie? Perché non si concretizzano le regole che consentano al PD di strutturarsi come un vero partito? Perché non si fa il tesseramento? Perché non si vogliono celebrare i congressi? Perché poche persone vogliono decidere per tutti?

Perché “la Casta” non si rassegna al cambiamento!

Da fuori si ha la sensazione che si sia più interessati al mantenimento di rendite di posizione piuttosto che alle esigenze delle persone. Più interessati alle logiche di potere anziché alla necessità reale di cambiamento. Cambiamento di regole, di modo di fare politica, di strategie. Il dibattito interno al PD dovrebbe incentrarsi sui bisogni delle persone, dei cittadini. Gli elettori del PD, di oggi e di domani, vogliono proposte sui salari e sulle pensioni; vogliono sapere con quali regole, in un prossimo futuro, si rinnoveranno i contratti e come questi sapranno tutelare chi lavora e dare impulso alle imprese per produrre e contribuire insieme a rilanciare un’economia ferma; vogliono liberare questo paese dalla criminalità, dalle mafie che lo soffocano; vogliono risposte per oltre 3 milioni di precari; vogliono infrastrutture e servizi che funzionino. Vogliono cambiare l’Italia.

Si ha l’impressione che non si sia consapevoli dei cambiamenti della nostra società e si guardi più indietro che avanti. ? Un esempio. Una delle questioni in gioco oggi, su cui si stanno consumando tante energie, è l’identità dei cattolici dentro al partito. Ma noi non stiamo costruendo un partito per oggi, ma per domani. Siamo consapevoli che fra qualche anno svariate centinaia di migliaia degli attuali immigrati avranno diritto al voto? Siamo consapevoli che la stragrande maggioranza di loro non è di religione cattolica? Non avranno diritto di cittadinanza dentro al PD? O apriremo un lacerante dibattito sulla collocazione dei Mussulmani dentro al partito e come questi convivono con i Cattolici, e con i laici, e con gli Ebrei e via di seguito.

Con tutto il rispetto, la collocazione all’interno del partito non si gioca su questioni che investono la sfera strettamente personale, ma sulle risposte che si danno ai problemi delle persone, quei problemi che ho elencato sopra. Poco imposta se non soddisfano il Papa o altre autorità di altre religioni, devono rispondere agli interessi degli italiani e di nessun altro. Si dice che qualche cattolico sta guardando con interesse all'UDC. Quale UDC? Quella di Cuffaro? E' noto che nell'UDC non si muove foglia che Cuffaro non voglia. Si sentirebbe più rappresentato da Totò Cuffaro che da Walter VELTRONI? Si accomodi.
L'altra questione sono le alleanze a sinistra. Con quale sinistra? Quella che ha contribuito all'implosione del governo Prodi? Quella che è ancora convinta di aver perso brutalmente le elezioni perchè nel simbolo non c'era la falce e il martello? Quella che vuol stare al governo, all'opposizione, vuol fare la parte del sindacato, proclamare gli scioperi, indire le manifestazioni e parteciparvi pure, senza nessuno sforzo di diventare davvero forza di governo? Se richiesto diamo il nostro contributo al loro dibattito, non decidiamo a priori che non saremo più compagni di strada, ma lasciamoli ai loro tempi e ai loro percorsi e poi decideremo. Ma con punti fermi: la vocazione maggioritaria del PD non è in discussione e il programma è il nostro. Sappiamo bene di non essere autosufficienti. Ma non dobbiamo nemmeno essere strabici e guardare da una parte sola.

Ma non si chiedono mai, i 15 o 20, che pretendono di decidere cosa sarà il PD, perché dal 14 ottobre scorso al 14 aprile si è determinato tanto movimento e entusiasmo, soprattutto di giovani? Perché finalmente si è visto qualcosa di nuovo, è rinata la speranza di partecipare a qualcosa di importante.

In nome di cosa decideranno di buttare tante energie? Con chi costruiranno il futuro?

Tutto il resto, ciò che sta avvenendo oggi, le diatribe, le prese di posizione, assomigliano più a strategie di basso cabotaggio piuttosto che ad un dibattito serie e costruttivo. E’ in atto una strategia di logoramento tesa ad allontanare le persone dal partito. Qualcuno vuole che si torni al disinteresse per poter decidere senza essere disturbato. Se così non fosse non ci sarebbero tante esternazioni, dichiarazioni, prese di posizione, distinguo e rinvii. Rinvii e ancora rinvii. Primo o poi questi illusi e sognatori (noi) si stancheranno. Di scrivere, di arrabbiarsi, di chiedere e di proporre. Alcuni di loro pensano: il 14 aprile è passato, hanno già votato, Che vogliono? Non vorranno mica, anche decidere? Si! Vogliamo anche decidere! Ed è tempo di decidere.

Contiamoci e decidiamo. Con chi ci sta. Per fare cosa e poi con chi. Il Partito Democratico è già nato. Il 14 ottobre ha eletto il suo leader e a Febbraio si è costituito. Ora deve crescere. Non permettiamo che qualcuno lo uccida. Saremo tutti orfani di una grande opportunità.

Da De Gasperi prendo in prestito questa frase, per concludere, perché credo sia la sintesi: La differenza tra un politico e uno statista: il politico è quello che pensa alle prossime elezioni, lo statista è quello che pensa alle prossime generazioni.


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permalink | inviato da plumbago54 il 12/6/2008 alle 22:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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